Oggi a Milano il convegno "gioco problematico: miti e realtà" promosso da Bwin e Gioco Digitale
30 giugno 2010
Promosso da bwin e Gioco Digitale, il Convegno “Gioco Problematico: miti e realtà”, intende analizzare le diverse dimensioni del gioco per denaro (offline e online) e di favorire la comprensione di quelle condizioni che possono indurre manifestazioni problematiche o patologiche. Diversi contributi provenienti dall'ambito clinico e da quello della ricerca sono stati raccolti con l'intenzione di fornire materiali e spunti utili per una riflessione scientificamente fondata sui comportamenti di gioco.
Le ricerche del Censis ben illustrano la crescita e l'innovazione del mercato dei giochi nell'ultimo decennio. Nel 2009 sono stati giocati 53,7 miliardi di euro, sono 1.600 le aziende del settore che impiegano circa 40.000 addetti. Partendo da questa panoramica, caratterizzata dall'estensione e dalla diversificazione delle occasioni di gioco, bwin e Gioco Digitale hanno ritenuto e ritengono necessario, in un'ottica di promozione di forme di gioco responsabile, provare a comprendere i meccanismi di gioco più diffusi, gli indicatori delle possibili derive problematiche e l'efficacia degli strumenti di auto-regolamentazione proposti.
In questa direzione è stata sviluppata la collaborazione tra bwin e l'Harvard Medical School, che ha dato vita a un ampio spettro di indagini (dall'analisi della letteratura scientifica finora prodotta sul gioco online, alle ricerche sui comportamenti di gioco di 48.000 giocatori online europei), che in pochi anni ha portato alla costruzione di un database aperto di ricerche e dati sul mondo del gioco (www.thetransparencyproject.org).
Da questo imponente disegno di ricerca emerge, contrariamente a quanto ritenuto da più parti, che i giocatori online, pur avendo più facilità di accesso e di fruizione verso un'ampia offerta di giochi, non sono maggiormente esposti al rischio di sviluppare ludopatie rispetto ai giocatori tradizionali. Non solo, la presenza di comportamenti “anomali” è più facilmente e rapidamente individuabile online, così come è rintracciabile il giocatore stesso che li adotta. Le forme di limitazione previste dalle normative e direttamente dagli stessi provider possono inoltre bloccare per tempo situazioni di comportamento ludopatico.
Analoghe finalità di studio sono state perseguite, con metodologie differenti, dall'Istituto di Ricerca Human Highway, che ha fotografato gli atteggiamenti verso il gioco, online e offline, di un campione rappresentativo della popolazione italiana di età compresa tra i 18 e i 70 anni. Anche da questa ricerca emerge come il gioco mantenga la sua funzione ludica per la maggior parte dei giocatori (46,9% della popolazione, 18,6 mio di individui) e che la quota di popolazione che manifesta comportamenti ed atteggiamenti riconducibili ad una dimensione ludopatica sia pari all'1,7% (cioè circa 673.000 individui). Esiste poi una percentuale consistente di giocatori esposti – a livelli e con sfumature differenti – al rischio di sviluppare una patologia. Se da un lato così si conferma l'esistenza di una sorta di “additività” intrinseca al gioco, dall'altro questa viene inquadrata come condizione necessaria, ma non sufficiente per determinare l'insorgenza di comportamenti compulsivi che hanno numerose concause. Questo elemento emerge anche dall'esperienza di SOS Gioco (www.sosgioco.it), un servizio, gestito dall'Associazione Saman, di consulenza e orientamento per giocatori e loro familiari, che hanno difficoltà a gestire il rapporto con i giochi in denaro.
In questo quadro, arricchito dalla prospettiva filosofica offerta dal professor Massimo Cacciari, l'individuazione della linea di confine tra normalità, rischio e patologia rappresenta il filo conduttore dell'intero convegno, che dedica un ampio spazio alle strategie di prevenzione e ai modelli di trattamento delle ludopatie. Sulle prime è incentrata la presentazione di Mag Associati, che illustrerà la normativa italiana e proporrà una comparazione con la regolamentazione di altri mercati europei. Sui secondi verteranno invece gli interventi di alcuni dei principali esperti italiani di dipendenze patologiche: il professor Luigi Cancrini, supervisore scientifico dell'Associazione Saman, il professor Mauro Croce, vice-presidente dell'Associazione Alea e la dottoressa Annalisa Pistuddi, psicoterapeuta del progetto Giocaresponsabile di FederSerd.
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Milano, 30 giugno 2010
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